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Gruppi Iva, responsabilità solidale allargata ai patrimoni gestiti dalla Spv

Con la Risposta all’istanza di interpello 15 novembre 2019, n. 487 , l’Agenzia delle Entrate ha fornito chiarimenti in merito all’interpretazione dell’art. 70-octies, comma 2, del D.P.R. n. 633/1972 – che prevede la responsabilità dei partecipanti ad un Gruppo Iva, in solido con il rappresentante, per le imposte, gli interessi e le sanzioni dovute a seguito delle attività di liquidazione e controllo – con particolare riferimento alle Spv (special purpose vehicle).

Nell’occasione, in particolare, è stato sottolineato che tale responsabilità solidale si estende ai patrimoni separati, gestiti dalla Spv, esclusivamente per le somme che, essendo dovute a titolo di imposta, interessi e sanzioni, risultano riferibili a ciascun patrimonio separato. Non può quindi essere condivisa la tesi secondo cui il patrimonio separato della società di cartolarizzazione dovrebbe essere escluso dalla responsabilità solidale in esame.

Con la Circolare 31 ottobre 2018, n. 19/E, fu precisato che:

  1. “il regime del Gruppo IVA è applicabile a tutti i settori dell’attività economica, anche ove essa sia svolta mediante costituzione di patrimoni separati, posta in essere, ad esempio, dalle società di gestione del risparmio e dalle società di cartolarizzazione”;
  2. “A tutela dei sottoscrittori delle quote dei fondi e della natura di patrimoni separati, propria di questi ultimi, la disposizione di cui all’art. 70-octies, comma 2, del D.P.R. n. 633 che prevede la responsabilità dei partecipanti ad un Gruppo IVA in solido con il rappresentante per le somme che risultano dovute a titolo di imposta, interessi e sanzioni a seguito delle attività di liquidazione e controllo non può comunque comportare l’aggredibilità dei fondi, se non per l’adempimento di obblighi d’imposta ad essi specificamente riferibili”.

Di conseguenza – ha affermato l’Agenzia nella risposta in commento – il fatto che siano state richiamate esplicitamente le società di cartolarizzazione porta ad estendere anche ai patrimoni separati gestiti da tali soggetti le conclusioni cui la circolare giunge relativamente alle Sgr e ai fondi da essa gestiti.

Al riguardo si ricorda inoltre quanto segue:

  1. il Gruppo Iva è stato istituito dall’art. 1, comma 24, della Legge di Bilancio 2017 (Legge 11 dicembre 2016, n. 232), che – in recepimento dell’art. 11 della Direttiva 2006/112/CE – ha inserito nel D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633 gli articoli da 70-bis a 70-duodecies. Tale regime consente di considerare come unico soggetto passivo ai fini dell’Iva l’insieme di persone stabilite nel territorio dello Stato, purché vincolate tra loro da rapporti finanziari, economici ed organizzativi;
  2. di conseguenza, le cessioni di beni e le prestazioni di servizi effettuate da un soggetto partecipante a un gruppo Iva nei confronti di un altro soggetto partecipante allo stesso gruppo Iva non sono considerate cessioni di beni e prestazioni di servizi ai fini Iva. Le cessioni di beni e le prestazioni di servizi effettuate da un soggetto partecipante a un gruppo Iva nei confronti di un soggetto che non ne fa parte si considerano effettuate dal gruppo Iva. Le cessioni di beni e le prestazioni di servizi effettuate nei confronti di un soggetto partecipante a un gruppo Iva da un soggetto che non ne fa parte si considerano effettuate nei confronti del gruppo Iva;
  3. gli obblighi e i diritti derivanti dall’applicazione delle norme in materia di imposta sul valore aggiunto sono, rispettivamente, a carico e a favore del gruppo Iva; 3. in attuazione della citata Legge n. 232/2016 è stato emanato il D.M. 6 aprile 2018.

La certificazione dell’acquisto di carburante da parte di un ente associativo di imprese di autotrasporto

Con la Risposta all’istanza di consulenza giuridica 14 novembre 2019, n. 19 , l’Agenzia delle Entrate ha fornito chiarimenti in merito alle modalità di certificazione dell’acquisto di carburante in una fattispecie caratterizzata dalla presenza di un ente associativo ente associativo (consorzio o cooperativa) che, operando nell’interesse delle imprese di autotrasporto associate, si aggiudica i servizi di trasporto che saranno svolti da quest’ultime.

Tale ente, inoltre, provvede all’acquisto del carburante per cederlo alle stesse a prezzi inferiori rispetto a quelli di mercato. In tale situazione tra l’ente e le imprese associate sussiste un rapporto di conto corrente, in base al quale si realizza una compensazione tra i debiti delle imprese per gli acquisti di carburante, e i crediti che quest’ultime vantano nei confronti dell’ente per i servizi di trasporto resi per suo conto.

Pertanto le imprese associate non effettuano il pagamento del carburante contestualmente all’acquisto. Per l’Agenzia, tale procedura appare corretta in relazione all’obbligo di tracciabilità dei pagamenti relativi agli acquisti di carburante per autotrazione di cui all’art. 19-bis1, comma 1, lettera d), del D.P.R. n. 633/1972, semprechè:

  1. l’acquisto del carburante da parte dell’ente associativo avvenga con pagamento tracciabile, documentato con fattura elettronica;
  2. i singoli acquisti di carburante effettuati da ciascuna impresa di autotrasporto associata siano documentati con fattura elettronica;
  3. i rapporti di debito e credito tra l’ente associativo e le singole imprese derivanti dal contratto di conto corrente risultino da “chiare e dettagliate evidenze contabili”;
  4. i pagamenti degli importi eventualmente non compensati siano effettuati con mezzi tracciabili.

La dichiarazione integrativa “completa” il consolidato

Con la Risposta all’istanza di interpello 15 novembre 2019, n. 488 , l’Agenzia delle Entrate ha affrontato il caso in cui il soggetto consolidante presentava il modello Redditi SC omettendo di indicare nel quadro OP, tra le partecipanti al consolidato fiscale per il triennio, una società che – alla data di presentazione della dichiarazione – non aveva ancora deliberato la partecipazione alla tassazione di gruppo (per la quale peraltro sussistevano i requisiti di legge).

Successivamente alla delibera di quest’ultima società, il consolidante presentava una dichiarazione integrativa – inserendo la medesima nel quadro OP – e versava contestualmente la sanzione amministrativa tributaria.

Al riguardo, l’Agenzia delle Entrate ha affermato che l’opzione per il consolidato fiscale, già correttamente comunicata con la dichiarazione originaria, è senza dubbio confermata anche con riferimento all’ultima società per effetto della dichiarazione integrativa, che si sostituisce a quella originaria.

A tal fine si richiama altresì la Circolare 12 ottobre 2016, n. 42/E, la quale – nel richiamare precedenti documenti di prassi (Circolare 14 giugno 2001, n. 55/E e Risoluzione 14 ottobre 2002, n. 325/E) ha precisato che “anche la dichiarazione integrativa presentata, entro il medesimo termine di novanta giorni, per correggere errori od omissioni di una precedente dichiarazione tempestivamente presentata, si sostituisce a quella originaria, così rimuovendo, in tale breve ‘finestra temporale’, l’infedeltà”.

Si ricorda che:

  1. con la Risposta all’istanza di interpello 25 marzo 2019, n. 82 , l’Agenzia chiarì che l’omessa presentazione dell’opzione per il regime del consolidato fiscale, non può essere sanata con la presentazione di una dichiarazione integrativa, ai sensi dell’art. 2, comma 8-bis, del D.P.R. 22 luglio 1998, n. 322;
  2. con la Risoluzione 14 ottobre 2002, n. 325/E, fu chiarito che:
    a. dalle ipotesi di errori od omissioni di cui al richiamato art. 2, comma 8-bis, del D.P.R. n. 322/1998 deve tenersi distinto il “mero ripensamento sull’indicazione di precise scelte già operate da parte del contribuente in sede di dichiarazione”;
    b. tali scelte, ancorchè inserite in una dichiarazione di scienza (qual è la dichiarazione dei redditi), sono manifestazioni di una volontà negoziale, con la conseguenza che “non possono essere ‘rettificate’ che in presenza di dolo, violenza o errore”.

In particolare l’errore – quale vizio della volontà – deve possedere i requisiti della rilevanza e dell’essenzialità e non deve cadere sui “motivi” della scelta, vale a dire sulle mere finalità che hanno indotto il contribuente a porre in essere un determinato comportamento.

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