La borsa di studio non blocca il regime forfettario

Può accedere al regime forfettario il contribuente che, aperta la partita Iva, svolge attività di lavoro autonomo prevalentemente nei confronti di un ente dal quale aveva percepito una borsa di studio durante il periodo del dottorato di ricerca: lo ha precisato l’Agenzia delle Entrate con la risposta all’istanza di interpello 11 giugno 2019, n. 84 .

L’art. 1, comma 57, lettera d-bis), della Legge 23 dicembre 2014, n. 190 (Legge di Stabilità 2015) prevede infatti che non possano applicare il regime forfettario le persone fisiche la cui attività sia esercitata prevalentemente nei confronti di datori di lavoro con i quali sono in corso rapporti di lavoro o erano intercorsi rapporti di lavoro nei due precedenti periodi d’imposta.

Senonchè, per le Entrate nella situazione descritta la borsa di studio fu corrisposta dall’ente erogante “esclusivamente con l’intento di sostenere l’attività di studio svolta presso il medesimo ente, ovvero al di fuori di un rapporto di lavoro dipendente”.

Tali redditi, quindi, rientrerebbero tra i redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente disciplinati dall’art. 50, comma 1, lettera c), del Tuir. A tal fine si richiama la Circolare 10 aprile 2019, n. 9/E, secondo la quale “Per quanto riguarda poi i percettori di redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente di cui all’articolo 50 del TUIR, occorre verificare se si possano considerare i soggetti erogatori quali ‘datori di lavoro’ nel senso voluto dalla causa ostativa.

A questo proposito, non rientrano in ogni caso nell’ambito di applicazione della causa ostativa, i percettori dei redditi di cui all’articolo 50, comma 1, lettere c), d), f),g), h), h-bis), i) ed l), del TUIR, ferma ovviamente restando la loro corretta qualificazione ai fini fiscali”.

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