Antiriciclaggio, diffuse le nuove linee guida del Cndcec

Valutazione del rischio, adeguata verifica della clientela, e conservazione dei dati sono al centro delle nuove Linee guida elaborate dal Cndcec al fine di fornire indicazioni operative per la corretta applicazione delle Regole tecniche approvate dallo stesso Consiglio nazionale il 16 gennaio scorso.

Nel documento viene altresì specificato che – mentre le norme primarie del D.Lgs. n. 231/2007 e le Regole tecniche devono ritenersi vincolanti per la categoria interessata – le presenti linee guida hanno valenza meramente esemplificativa, a supporto delle predette regole, e sono frutto di orientamenti interpretativi maturati in assenza di specifiche indicazioni da parte delle Autorità competenti. Pertanto, nel caso in cui tali Autorità diffondano interpretazioni ufficiali su specifici aspetti, le Linee guida saranno aggiornate in conformità a tali orientamenti.

Il documento è strutturato in quattro parti fondamentali – sotto elencate – più una serie di modelli operativi e check list da utilizzare nelle attività di adeguata verifica della clientela e autovalutazione dello studio professionale:

  1. Autovalutazione del rischio (artt. 15 e 16 del D.Lgs. n. 231/2007; Regola tecnica n. 1);
  2. Adeguata verifica della clientela (artt. da 17 –30 del D.Lgs. n. 231/07; Regola tecnica n. 2);
  3. Conservazione di dati, documenti e informazioni (artt. 3134 del D.Lgs. n. 231/07; Regola Tecnica n. 3);
  4. Conservazione negli studi associati e nelle società tra professionisti.

Nell’ambito degli adempimenti imposti al commercialista dalla normativa antiriciclaggio, rientrano anche gli obblighi in materia di identificazione e verifica dell’identità del cliente.

Tali attività devono essere attuate attraverso il riscontro:

  1. di un documento d’identità in corso di validità o di altro documento di riconoscimento equipollente, oppure
  2. sulla base di documenti, dati o informazioni ottenuti da una fonte “affidabile e indipendente”.

Al riguardo, le linee-guida emanate in materia dal Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili precisano che – in assenza di indicazioni attuative ufficiali più circostanziate, sia in merito alla natura dei “documenti”, “dati” e “informazioni” che alle caratteristiche richieste alle fonti – l’obbligo si ritiene assolto attraverso l’acquisizione di una copia del documento di identità/riconoscimento.

Con riferimento al cliente diverso da persona fisica, occorre acquisire la denominazione, la sede legale e il codice fiscale o la partita Iva.

Tali dati – sottolinea il Cndec – possono essere verificati da una visura camerale, da un certificato equivalente per società di diritto estero, dall’atto costitutivo oppure dal certificato di attribuzione del codice fiscale o della partita Iva da parte dell’Agenzia delle Entrate.

A tal fine, il professionista potrà avvalersi della modulistica di cui agli allegati AV.2 e AV3 delle richiamate linee guida.

Qualora sussistano dubbi, incertezze o incongruenze sui dati identificativi contenuti nei documenti o sulle informazioni acquisite relative al cliente, al titolare effettivo e all’esecutore, il destinatario degli obblighi antiriciclaggio potrebbe provvedere al riscontro della veridicità dei dati e delle informazioni stesse attraverso la consultazione del sistema pubblico per la prevenzione del furto di identità di cui D.Lgs. n. 64/2011 (per effetto dell’entrata in vigore del D.Lgs. n. 90/2017 , tutti i destinatari degli obblighi antiriciclaggio possono accedere al sistema SCIPAFI, attraverso un’apposita convenzione con il Ministero dell’Economia e delle Finanze).

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