Nel test di operatività gli immobili che, anche se iscritti tra le rimanenze, sono locati a terzi da molto tempo

Gli immobili iscritti in magazzino (immobili merce), non essendo compresi tra gli asset indicati nell’art. 30, comma 1, della Legge 23 dicembre 1994, n. 724, non rientrano nel test di operatività, a condizione che la classificazione tra gli immobili merce sia improntata a corretti principi contabili (in tal senso si richiama la Circolare dell’Agenzia delle Entrate 4 maggio 2007, n. 25/E, paragrafo 3.2.2.).

Tale principio è stato ora ribadito dalla quinta sezione tributaria della Corte di Cassazione con l’ordinanza 20 novembre 2020, n. 3103, depositata lo scorso 9 febbraio. Di conseguenza – hanno precisato i giudici di legittimità – la classificazione dell’immobile tra i beni del circolante anziché tra le immobilizzazioni, dev’essere motivata dalla effettiva destinazione alla vendita e quindi vanno inclusi nel test di operatività gli immobili che, sebbene iscritti tra le rimanenze, risultino oggetto di locazione a terzi da lungo tempo.

In sede di verifica dello stato di operatività della società, ai sensi del richiamato art. 30 della Legge 724/1994, i beni immobili assumono dunque rilevanza solo se iscritti in bilancio tra le immobilizzazioni materiali in quanto utilizzati come strumenti di produzione o destinati all’investimento durevole.

Si ricorda che ai sensi del citato art. 30, le società per azioni, in accomandita per azioni, a responsabilità limitata, in nome collettivo e in accomandita semplice, nonché le società e gli enti di ogni tipo non residenti, con stabile organizzazione in Italia, si considerano non operativi se l’ammontare complessivo dei ricavi, degli incrementi delle rimanenze e dei proventi, esclusi quelli straordinari, risultanti dal conto economico (se obbligatorio), è inferiore ai ricavi minimi presunti, stimati ai sensi dei commi 1 e 2 del medesimo articolo.

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