Neo residenti, imposta sostitutiva sulle partecipazioni in società estere non detenute presso intermediari italiani

Ai sensi dell’art. 24-bis, comma 1, primo periodo, del Tuir, le persone fisiche che trasferiscono la propria residenza in Italia (ai sensi dell’art. 2, comma 2, del medesimo Testo Unico) possono optare per l’assoggettamento all’imposta sostitutiva di cui al successivo secondo comma, dei redditi prodotti all’estero individuati secondo i criteri di cui all’art. 165, a condizione che non siano state fiscalmente residenti in Italia per un tempo almeno pari a 9 periodi d’imposta nel corso dei 10 precedenti l’inizio del periodo di validità dell’opzione. Per effetto del secondo comma del richiamato art. 165 del Tuir, i redditi si considerano prodotti all’estero sulla base di criteri reciproci a quelli previsti dall’art. 23 per individuare quelli prodotti in Italia.

Al riguardo, con la Risoluzione 18 febbraio 2021, n. 12/E, l’Agenzia delle Entrate ha precisato che, affinché le plusvalenze derivanti dalla cessione a titolo oneroso di partecipazioni in società estere, ovvero di titoli non aventi natura partecipativa, da parte di neo residenti rientrino nell’ambito oggettivo di applicazione dell’imposta sostitutiva di cui all’art. 24-bis del Tuir è necessario che tali attività non siano detenute in un conto di deposito presso un intermediario italiano. La natura di reddito di fonte estera, invece, non viene meno a seguito di stipula di un contratto:

  1. di prestazione di servizi con un intermediario italiano avente ad oggetto la gestione individuale del portafoglio, in cui l’intermediario italiano riceve un mandato di gestione discrezionale delle attività finanziarie depositate all’estero;
  2. di amministrazione delle attività finanziarie (inclusi i contratti di amministrazione senza intestazione da parte di società fiduciarie italiane), dove l’intermediario italiano amministra le attività depositate all’estero eseguendo gli ordini del cliente, senza alcun potere discrezionale; oppure
  3. di consulenza finanziaria, dove l’intermediario italiano offre un’attività di consulenza finanziaria e di monitoraggio degli investimenti, senza avere alcun potere di movimentare direttamente le attività.
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