Per la verifica degli immobili “di lusso” è irrilevante la superficie calpestabile

L’art. 6 del D.M. 2 agosto 1969, n. 1072, in materia di superficie massima che l’immobile deve avere per non ricadere nella categoria dell’immobile “di lusso”, dev’essere interpretato nel senso di dover escludere dal dato quantitativo globale della superficie dell’immobile indicata nell’atto di acquisto (in essa compresi, dunque, i muri perimetrali e quelli divisori) solo alcuni vani specificamente individuati, quali i balconi, le terrazze, le cantine, le soffitte, le scale e posto macchine e non l’intera superficie non calpestabile: lo ha affermato la quinta sezione tributaria della Corte di Cassazione con l’ordinanza 16 ottobre 2019, n. 30930, depositata lo scorso 27 novembre (in linea con Cass. 17 luglio 2019, n. 19186).

Per i giudici di legittimità, infatti, nell’espressione “superficie utile complessiva” manca l’aggettivo “netta”, che invece era presente nel testo “superficie utile netta complessiva” prevista nella previgente disciplina della tabella allegata al D.M. 4 dicembre 1961 (in tal senso si segnala anche Cass. 1° dicembre 2015, n. 24469). Ne deriva che è irrilevante la superficie “calpestabile” o netta di cui al decreto del Ministero dei Lavori Pubblici n. 801/1977, dovendosi escludere dalla superficie complessiva solo i vani indicati dalla suddetta disposizione normativa (Cass. 31 marzo 2017, n. 8421, e 26 marzo 2019, n. 8409).

Quindi il riferimento alla superficie utile non ha specifica attinenza con il concetto di superficie calpestabile, dovendosi avere riguardo alla superficie lorda, eccettuata la superficie relativa ai vani (coperti e scoperti) indicati dalla richiamata disposizione normativa.

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