Redditi dei commercialisti, forti divari territoriali ma la convergenza accelera
La nuova ricerca della Fondazione nazionale dei commercialisti, pubblicata il 25 maggio 2025, fotografa un quadro professionale ancora segnato da forti differenze territoriali, ma con segnali di recupero sempre più evidenti.
Il documento si compone di due part separate:
- nella prima parte sono esposti i risultati dell’analisi econometrica sui redditi medi a livello provinciale dei Commercialisti dal 2007 al 2023,
- mentre nella seconda parte, cioè nell’appendice statistica, è riportata la metodologia adottata per la costruzione del modello oltre che le tavole statistiche con tutti i dati per singola provincia.
Soffermandoci sull’ ultimo anno d’imposta analizzato (2023), i redditi medi provinciali vanno dai 164.288 euro di Bolzano ai 33.698 euro di Reggio Calabria, con una dinamica di convergenza stimata all’1,7% annuo.
Lo studio introduce anche nuovi indicatori per misurare meglio la struttura del mercato professionale:
- l’indice di disparità di genere: che evidenzia i valori più elevati a Genova, Bolzano e Imperia, e quelli più contenuti ad Agrigento, Ragusa, Rieti e Matera;
- l’indice di disuguaglianza relativa, pensato per cogliere i divari generazionali e il life-cycle effect: qui emergono valori più alti a Pesaro, Milano, Sondrio e Treviso, mentre i più bassi si registrano ad Ascoli Piceno, Trapani e Agrigento.
Interessante anche la cluster analysis, che supera la tradizionale lettura Nord-Sud e propone quattro gruppi territoriali: “Territori dinamici in recupero”, “Poli consolidati ad alto reddito”, “Aree strutturali deboli” e “Aree intermedie stabili”. La provincia di Bolzano guida il cluster dei territori più forti, mentre Perugia, Ascoli Piceno e Lecco diventano riferimenti rispettivamente per i gruppi in recupero, fragili e intermedi.
Sul piano econometrico, il documento evidenzia una relazione molto forte tra redditi medi e indicatori economici territoriali, come densità della clientela, complessità economica e valore aggiunto pro capite. In particolare, un aumento del 10% del valore aggiunto pro capite si associa a un incremento medio del reddito professionale di circa il 6%, mentre un +10% nella densità della clientela comporta un +3,3%.



