Reddito di cittadinanza, al Senato prosegue l’esame del decreto

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Questa settimana la Commissione Lavoro del Senato prosegue l’esame del disegno di legge A.S. n. 1018, di conversione del D.L. 28 gennaio 2019, n. 4, contenente la disciplina relativa a reddito di cittadinanza (Rdc), pensione di cittadinanza e “quota 100”.

Si ricorda che nei giorni scorsi, nel corso di un’audizione presso la medesima Commissione, l’Associazione Nazionale Commercialisti aveva evidenziato 12 punti critici dell’attuale normativa sul reddito di cittadinanza: tra questi, le difficoltà nel verificare l’effettività dell’esistenza e della sussistenza dei requisiti, al fine di evitare quanto più possibile gli abusi; il monitoraggio dell’operatività dei Centri per l’impiego e dei soggetti accreditati, che dovranno gestire tutte le domande e le fasi operative, nonché l’uso delle relative risorse a disposizione.

Il provvedimento ha sollevato dubbi anche sotto il profilo della tutela della riservatezza dei dati personali. Il Garante della privacy ha infatti denunciato – attraverso una memoria  indirizzata alla Commissione Lavoro del Senato – “rilevanti criticità, alcune delle quali suscettibili di superamento nell’ambito di specifici provvedimenti attuativi (attualmente non previsti), altre già in questa fase, in sede di conversione”.

Ai fini dell’accesso all’agevolazione in esame, i nuclei familiari devono essere in possesso dei seguenti requisiti, sia al momento della presentazione della domanda che per tutta la durata dell’erogazione del beneficio:

  1. requisiti di residenza e soggiorno;
  2. requisiti reddituali e patrimoniali;
  3. requisiti relativi al godimento di beni durevoli.

Tra gli incentivi riconosciuti al datore di lavoro, il richiamato D.L. n. 4/2019  dispone che in caso di assunzione a tempo pieno e indeterminato di un soggetto beneficiario del reddito di cittadinanza, e in assenza di licenziamento nei primi 24 mesi (senza giusta causa o giustificato motivo), il datore di lavoro ha diritto a uno sgravio contributivo di un importo pari alla differenza tra 18 mensilità di Rdc e quello già goduto dal beneficiario stesso.

Tale importo è incrementato di una mensilità in caso di assunzione di donne e di soggetti svantaggiati (di cui all’art. 2, n. 4), del Regolamento Ue n. 651/2014). Tale importo non potrà comunque essere inferiore a 5 mensilità, elevate a 6 in caso di soggetti svantaggiati e donne.

L’importo massimo di beneficio mensile è pari a 780 euro; il datore è comunque tenuto a garantire un percorso di formazione.

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