Rilevanti ai fini Iva le somme corrisposte in attuazione di un accordo transattivo

Ai fini Iva sono rilevanti le somme corrisposte da un soggetto in attuazione di un accordo transattivo sottoscritto con l’intenzione di transigere le controversie insorte con la controparte: lo ha precisato l’Agenzia delle Entrate con la Risposta all’istanza di interpello 3 marzo 2021, n. 145.

Per il Fisco, in particolare, la circostanza che l’accordo preveda l’impegno di un soggetto a rinunciare all’esercizio di ogni ulteriore pretesa nei confronti della controparte, a fronte della percezione delle somme dovute, consente di qualificare le stesse come il corrispettivo previsto per l’assunzione di un obbligo di non fare/permettere rilevante ai fini Iva. Tale conclusione, in particolare, si fonda sulle seguenti circostanze:

  1. ai sensi dell’art. 3, comma 1, del D.P.R. 633/72, costituiscono prestazioni di servizi imponibili “le prestazioni di servizi verso corrispettivo dipendenti da contratti d’opera, appalto, trasporto, mandato, spedizione, agenzia, mediazione, deposito e in genere da obblighi di fare, non fare o permettere quale ne sia la fonte”;
  2. con la sentenza 31 luglio 2018, n. 20233, la Corte di Cassazione ha affermato che “la prestazione di servizi – pure in prospettiva unionale – è un’operazione soggetta a Iva anche quando la stessa si risolve in un semplice non fare o come nel nostro caso in un permettere e purché si collochi all’interno di un rapporto sinallagmatico”;
  3. per la Corte di Giustizia Ue, “una prestazione di servizi viene effettuata ‘a titolo oneroso’ ai sensi dell’articolo 2, paragrafo 1, lettera c), della direttiva 2006/112, e configura pertanto un’operazione imponibile, soltanto quando tra il prestatore e l’utente intercorra un rapporto giuridico nell’ambito del quale avvenga uno scambio di reciproche prestazioni, nel quale il compenso ricevuto dal prestatore costituisce il controvalore effettivo del servizio prestato all’utente” (sentenza 2 giugno 2016, causa C-263/15; in tal senso anche la sentenza 3 settembre 2015, causa C-463/14, paragrafi 35 e 36).
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