Start up innovative: dal CNDCEC un focus su criticità e prospettive di riforma
Il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili, insieme alla Fondazione Nazionale di Ricerca, ha diffuso il documento “Start-up innovativa: analisi della disciplina e prospettive di modifica”, un approfondimento che punta a fornire una lettura aggiornata dell’attuale quadro normativo e delle possibili evoluzioni future.
Il lavoro, elaborato nell’ambito dell’area “Diritto societario”, propone una revisione organica della disciplina con l’obiettivo di rendere l’ecosistema delle imprese innovative più competitivo e attrattivo.
Il documento mette in evidenza come, a distanza di oltre dieci anni dall’introduzione della normativa sulle start-up innovative (D.L. 18 ottobre 2012, n. 179 c.d. Decreto Crescita 2.0), lo scenario economico e tecnologico sia radicalmente cambiato. Da qui l’esigenza di riconsiderare alcuni elementi chiave:
- dall’accesso al mercato dei capitali alla collaborazione tra mondo universitario e imprese,
- fino alla ridefinizione dei concetti di innovazione e ricerca, in linea con gli standard internazionali e con i nuovi modelli organizzativi.
Tra le proposte si segnalano:
- un maggiore collegamento tra start-up e investitori professionali;
- il rafforzamento di percorsi di trasferimento tecnologico attraverso campus e partenariati stabili;
- l’estensione delle agevolazioni anche alle società con vocazione sociale, come le società benefit;
- snellire le procedure amministrative e burocratiche previste (comunicazioni registro imprese, costituzione, procedure civilistiche, ecc.) e dei vincoli operativi civilistici (POC, Stock option, work for equity, etc.), considerate ancora un freno operativo;
- la revisione degli strumenti di incentivazione, dai piani di work for equity al credito d’imposta per la quotazione.
L’obiettivo è chiaro: trasformare il modello italiano delle start-up innovative in un vero laboratorio di crescita economica e sociale, capace di unire conoscenza, capitale e impatto sul territorio. Una direzione che, secondo i commercialisti, può contribuire a valorizzare l’identità dell’impresa come motore di sviluppo sostenibile per il Paese.



