Tracciabilità delle retribuzioni, la sanzione è mensile

La sanzione da 1.000 a 5.000 euro, prevista a carico di chi corrisponde retribuzioni in contante dal 1° luglio, viene applicata per ogni mensilità di paga per la quale sia stato consumato l’illecito, a prescindere dal numero di lavoratori interessati dalla violazione. Lo precisa l’Ispettorato Nazionale del Lavoro – con nota 4 luglio 2018, n. 5828 – con la quale ha fornito alcune indicazioni in merito al divieto di pagamento della retribuzione in contanti, ex art. 1, comma 910 , legge 27 dicembre 2018, n. 205, con l’esclusione dei compensi derivanti da borse di studio, tirocini e rapporti autonomi di natura occasionale.

Al riguardo, l’INL ha precisato che tale violazione sarà sanzionata con il pagamento di una somma tra 1.000 e 5.000 euro, con l’applicazione di tante sanzioni quante sono le mensilità di protrazione dell’illecito (es. in caso di violazione protratta per 3 mensilità in relazione a 2 lavoratori, la sanzione ex art. 16, Legge n. 689/1981 sarà di € 1.666,66*3= € 5.000).

Riguardo agli strumenti elettronici di pagamento richiesti dalla nuova disposizione, l’INL spiega che vi rientra il versamento degli importi dovuti effettuato su carta di credito prepagata intestata al lavoratore, anche laddove la carta non sia collegata ad un IBAN; in tale ultimo caso, per consentire l’effettiva tracciabilità dell’operazione eseguita, il datore di lavoro dovrà conservare le ricevute di versamento anche ai fini della loro esibizione agli organi di vigilanza. In proposito, l’INL ricorda che la firma apposta dal lavoratore sulla busta paga non costituisce prova dell’avvenuto pagamento della retribuzione.

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