Trasparenza contributi in nota informativa: le proposte di Anc e Confimi Industria

L’obbligo di indicare nella nota integrativa i contributi ricevuti dalle Pubbliche Amministrazioni, è tuttora caratterizzato da alcune incertezze, anche a seguito dell’approvazione del “decreto crescita” (quest’ultimo ha infatti apportato modifiche all’art. 1, commi da 125 a 129, della Legge 4 agosto 2017, n. 124, nota come legge sulla “concorrenza”): lo sottolineano Anc e Confimi Industria attraverso un comunicato stampa diffuso ieri.

Nel documento si afferma infatti che la citata riformulazione della norma “non risolve tutte le criticità, anzi, amplifica le problematiche estendendole anche a chi non è obbligato a redigere la nota integrativa (micro srl ex 2435-ter c.c.) o a depositare il bilancio (imprese individuali e società di persone)”.

A questo proposito, il presidente dell’Associazione Nazionale Commercialisti rileva che “L’entrata in vigore dei nuovi obblighi di trasparenza rischia di trasformarsi nel gioco delle tre carte”.

Pertanto si suggeriscono le seguenti correzioni:

  1. individuare una moratoria nella prima fase applicativa o al limite una sanzione formale fissa, applicabile una sola volta per periodo d’imposta, eventualmente differenziata per dimensione aziendale;
  2. chiarire che l’obbligo informativo riguarda esclusivamente le misure la cui istruttoria è iniziata successivamente al periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2017, non essendo pertanto sanzionabile l’eventuale mancata elencazione di agevolazioni concesse precedentemente ma erogate o fruite dal 2018;
  3. ripristinare per le microimprese societarie (art. 2435-ter del codice civile), le società di persone e le imprese individuali l’esonero dagli obblighi di trasparenza quantomeno in una prima fase applicativa di tre anni (2018-2020);
  4. riconsiderare la soglia di irrilevanza (10mila euro) con riferimento alla singola agevolazione e non in senso cumulativo (almeno per il primo triennio).

Si ricorda che con la Circolare 11 gennaio 2019, n. 2, il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali aveva fornito chiarimenti in merito alla portata di tali obblighi di pubblicità a carico degli enti del Terzo Settore.

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