In giurisprudenza permangono le incertezze in merito alla natura (privatistica o tributaria) della TIA2

Con l’ordinanza 5 giugno 2019, n. 23949 (depositata lo scorso 25 settembre), la terza sezione civile della Corte di Cassazione ha rimesso al Primo Presidente, per l’eventuale assegnazione alle Sezioni Unite, la questione relativa alla natura – privatistica o tributaria – della cosiddetta TIA2, e all’assoggettabilità della stessa ad Iva.

Al riguardo si precisa quanto segue:

  1. con riferimento alla cosiddetta “prima TIA” – istituita dall’art. 49 del D.Lgs. 5 febbraio 1997, n. 22 – le Sezioni Unite della Suprema Corte hanno affermato che spettano alla giurisdizione tributaria le controversie aventi ad oggetto la debenza della tariffa di igiene ambientale (TIA), in quanto – come evidenziato anche dalla Corte Costituzionale con l’ordinanza n. 64/2010 – tale tariffa non costituisce un’entrata patrimoniale di diritto privato, ma una mera variante della Tarsu, disciplinata dal D.P.R. 15 novembre 1993, n. 507 , di cui conserva la qualifica di tributo (in tal senso si segnalano le pronunce 12 novembre 2015, n. 23114 e 20 dicembre 2016, n. 26268);
  2. con riferimento alla cosiddetta “TIA2” – cioè alla tariffa per la gestione dei rifiuti urbani, poi denominata “Tariffa Integrata Ambientale”, di cui all’art. 238 del D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 – i giudici di legittimità hanno sottolineato che detta tariffa, a differenza della tariffa di igiene ambientale (TIA1), non avrebbe natura tributaria ma privatistica: per effetto dell’art. 14, comma 33, del D.L. 31 maggio 2010, n. 78, convertito con modifiche dalla Legge 30 luglio 2010, n. 122, infatti, non sussisterebbe alcun dubbio sulla natura di “corrispettivo” e non di tributo della TIA2 e sulla conseguente assoggettabilità ad Iva (ordinanza 21 giugno 2018, n. 16332 ).
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