Notai, sulla deducibilità dei contributi previdenziali il Fisco si adegua alla Cassazione

I contributi previdenziali e assistenziali obbligatori versati dai notai alla Cassa Nazionale del Notariato sono deducibili in sede di determinazione del reddito di lavoro autonomo ai sensi dell’art. 54, comma 1, del Tuir, in quanto spese inerenti all’attività professionale. Di conseguenza, tali contributi sono deducibili anche ai fini Irap, ai sensi dell’art. 8 del D.Lgs. 15 dicembre 1997, n. 446: lo ha precisato l’Agenzia delle Entrate con la Risoluzione 12 ottobre 2020, n. 66/E.

Tale conclusione è in linea con l’orientamento assunto in materia dalla giurisprudenza di legittimità (Cass. 26 febbraio 2001, n. 278127 gennaio 2009, n. 1939, 10 gennaio 2018, n. 321, e 4 settembre 2020, n. 18395). In particolare, con l’ordinanza n. 321/2018, gli Ermellini precisarono che tali contributi, “se (…) non sono deducibili ai sensi della seconda parte del primo comma del citato art. 54 TUIR, in quanto posti dalla legge direttamente a carico del professionista per aver iscritto l’atto a repertorio e non del cliente (e quindi corrisposti soltanto dal notaio, indipendentemente dall’effettiva riscossione del corrispettivo della prestazione e della eventuale gratuità della stessa), lo sono però in base alla prima parte della disposizione in esame, ove si fa espresso riferimento alle «spese sostenute nel periodo stesso nell’esercizio dell’arte o della professione», ovvero alle spese che, come quelle in esame, sono inerenti all’attività svolta”.

È pertanto superato il principio espresso con la Risoluzione 8 marzo 2002, n. 79/E, laddove l’Agenzia chiarì che detti contributi si deducono esclusivamente dal reddito complessivo del contribuente ai sensi dell’art. 10, comma 1, lettera e), del Tuir, non essendo deducibili nella determinazione del reddito di lavoro autonomo, ai sensi del richiamato art. 54, comma 1, del medesimo Testo Unico.

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