Reverse charge generalizzato per le operazioni intracomunitarie

Gli Stati Ue potranno essere autorizzati ad applicare il meccanismo del reverse charge generalizzato per tutte le cessioni di beni e prestazioni di servizi di ammontare superiore a 17.500 euro, per ciascuna transazione, fino al 30 giugno 2022. La disposizione è contenuta nella proposta di direttiva, approvata in via definitiva dal Consiglio europeo, insieme ad altre misure finalizzate a contrastare le evasioni Iva.

Il nuovo provvedimento, modificando la Direttiva n. 2006/12/CE , prevede che i paesi membri dell’Unione europea maggiormente interessati da fenomeni di evasione Iva, causata da particolari tipologie di frodi (quali le c.d. “frodi carosello”), per contrastare più efficacemente tali fenomeni, possono richiedere un’autorizzazione temporanea all’applicazione generalizzata del “reverse charge” (o inversione contabile).

Tale meccanismo, per effetto del quale il ruolo di debitore dell’imposta passa dal fornitore al cliente, potrà essere esteso esteso a tutte le cessioni di beni e prestazioni di servizi di ammontare superiore a 17.500 euro per ogni singola transazione.

Per ottenere l’autorizzazione sono previste alcune condizioni:

  • presenza nello Stato richiedente di una differenza tra Iva effettivamente incassata e Iva stimata (Vat gap) superiore almeno del 5% rispetto alla media europea;
  • presenza di “frodi carosello” incidenti almeno al 25% del Vat gap complessivo.

La direttiva entrerà in vigore il ventesimo giorno successivo alla sua pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale dell’Unione europea.

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