Cndcec: “Per contrastare la fuga dalla partita Iva occorre semplificare gli adempimenti”

“Da dieci anni è in atto un vero e proprio processo di desertificazione del tessuto delle piccole partite IVA”: lo denuncia l’Ufficio studio del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili che ha pubblicato uno studio effettuato sulla base dei dati del Dipartimento Finanze del Ministero dell’Economia. L’analisi – che conferma i dati rilevati nei giorni scorsi dall’Osservatorio Inps sul lavoro autonomo con riguardo ad artigiani e commercianti iscritti alle relative gestioni previdenziali – “evidenzia una sostanziale fuga dalla partita IVA a favore del lavoro subordinato e parasubordinato (che potrà forse essere contrastata dal potenziamento del regime forfetario fino a 65.000 euro di fatturato che decorre dal 2019) e un significativo incremento del livello medio degli assegni pensionistici (con il corrispondente riflesso sul lato della spesa)”.  Nel contesto descritto, l’emergenza da Covid-19 rischia di rendere irreversibile tale tendenza.

Al riguardo, il presidente della categoria, Massimo Miani, ha affermato che la situazione che si è venuta a creare è “riconducibile a politiche sbagliate e politicamente prevenute sulle regole di determinazione della base imponibile, oltre che agli adempimenti correlati alla azione di controllo dell’amministrazione finanziaria”. Per il presidente del Consiglio nazionale, inoltre, “oltre ad un attività di semplificazione degli adempimenti, servirebbero passi in avanti, anziché indietro, sul versante della flat tax per le partite IVA individuali che andrebbe estesa anche ai soggetti che svolgono attività in forma associata”.

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