Concessioni senza gara illegittime

Costituisce “una misura irragionevole e sproporzionata” la previsione dell’obbligo, a carico dei titolari di concessioni affidate direttamente, di esternalizzare tutta l’attività oggetto della concessione, mediante appalto a terzi dell’80% dei contratti inerenti la concessione stessa e assegnazione del restante 20% a società in house o comunque controllate o collegate: lo ha stabilito la Corte Costituzionale con la sentenza n. 218/2021, depositata ieri.

In particolare, è stata dichiarata l’incostituzionalità dell’art. 177 del Codice dei contratti pubblici e dell’art. 1, comma 1, lettera iii), della relativa legge-delega, perché il perseguimento della finalità di garantire l’apertura al mercato e alla concorrenza incontra pur sempre il limite della ragionevolezza e della necessaria considerazione degli interessi dei soggetti coinvolti, a loro volta protetti dalla garanzia dell’art. 41 della Costituzione.

La pronuncia ribadisce che il legislatore può intervenire a limitare la libertà d’impresa in funzione della tutela della concorrenza, nello specifico ponendo rimedio, attraverso gli obblighi di esternalizzazione, al vulnus derivante da passati affidamenti diretti, avvenuti al di fuori delle regole del mercato. Tuttavia, la libertà d’impresa non può subire interventi che ne determinino un radicale svuotamento, come avverrebbe sacrificando completamente la facoltà dell’imprenditore di compiere le scelte organizzative tipiche della stessa attività imprenditoriale.

Per i giudici delle leggi il Legislatore, stabilendo un obbligo particolarmente incisivo e ampio, ha omesso di considerare non solo l’interesse dei concessionari ma anche quelli dei concedenti, degli eventuali utenti del servizio e del personale occupato nell’impresa: si tratta di interessi che, seppur comprimibili nel bilanciamento con altri ritenuti meritevoli di protezione, non possono essere tuttavia completamente ignorati.

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