Il ricorso proposto da uno dei soci coinvolge anche gli altri (e la società)

La Corte di Cassazione ha da tempo affermato che il ricorso tributario proposto, anche avverso un solo avviso di rettifica, da uno dei soci o dalla società riguarda inscindibilmente sia la società che tutti i soci – salvo il caso in cui questi prospettino questioni personali – sicchè tutti questi soggetti devono essere parte dello stesso procedimento e la controversia non può essere decisa limitatamente ad alcuni soltanto di essi.

Tale controversia, infatti, non ha ad oggetto una singola posizione debitoria del o dei ricorrenti, bensì gli elementi comuni della fattispecie costitutiva dell’obbligazione dedotta nell’atto impugnato, con conseguente configurabilità di un caso di litisconsorzio necessario originario. Di conseguenza, il ricorso proposto anche da uno soltanto dei soggetti interessati impone l’integrazione del contraddittorio ai sensi dell’art. 14 del D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546 (salva la possibilità di riunione) e il giudizio celebrato senza la partecipazione di tutti i litisconsorzi necessari è affetto da nullità assoluta, rilevabile in ogni stato e grado del procedimento, anche d’ufficio (in tal senso si segnala ad esempio la sentenza selle Sezioni Unite 4 giugno 2008, n. 14815 ).

Inoltre, trattandosi di un unico accertamento nei confronti della società ai fini Irap ed Iva, fondato su elementi comuni, sussiste la necessità di integrare il contraddittorio nei confronti dei soci in relazione ai due tributi (Cass. 14 marzo 2018, n. 6303 ).

I principi che precedono sono stati ora confermati dalla quinta sezione tributaria della Suprema Corte con l’ordinanza 29 marzo 2019, n. 11685 , depositata lo scorso 3 maggio.

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