Inammissibile il ricorso proposto da un soggetto diverso da quello danneggiato dal provvedimento amministrativo

È inammissibile la domanda di surrogarsi al creditore inerte, avanzata da un avvocato in un giudizio di ottemperanza ex legge Pinto: lo ha affermato il Tribunale Regionale di Giustizia Amministrativa di Trento (Sezione Unica) con la sentenza 26 settembre 2019, n. 113, depositata lo scorso 30 settembre.

Per i giudici trentini, in particolare:

  1. il diritto all’equa riparazione riguarda il danno non patrimoniale, che non può essere fatto valere in via surrogatoria (in tal senso si richiama anche Cass. 2 ottobre 2017, n. 22975);
  2. l’esperimento di tale azione surrogatoria non è compatibile con il giudizio amministrativo, che “non conosce ipotesi di legittimazione anomala quali quelle proprie dei rapporti civilistici e di cui caso tipico è appunto quello previsto dall’art. 2900 cod. civ.” (Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana n. 902/2013); affinché un interesse possa essere tutelabile con un’azione giurisdizionale amministrativa, dev’essere – oltre che attuale – “personale”, e anche la lesione da cui discende l’interesse al ricorso, oltre che attuale, dev’essere “diretta”, nel senso che deve incidere in maniera immediata sull’interesse legittimo proprio della parte ricorrente;
  3. pertanto, è da ritenere “inammissibile, per difetto di legittimazione all’azione, il ricorso giurisdizionale proposto da un soggetto giuridico in luogo di un altro direttamente leso da un provvedimento amministrativo, in quanto, poiché la legittimazione presuppone l’esistenza di un interesse giuridicamente protetto in capo al soggetto che propone l’azione giurisdizionale, esso non può surrogarsi al destinatario dell’atto impugnato, ossia di colui che risente direttamente degli effetti lesivi di quest’ultimo, perché ciò non è consentito dal vigente ordinamento processuale” (Consiglio di Stato, sez. V, n. 2439/2014).
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