La Cassazione delinea il procedimento che devono seguire le Commissioni tributarie per verificare le presunzioni

In materia di prova per presunzioni, il giudice tributario è tenuto a seguire un procedimento che si articola necessariamente in due momenti valutativi:

  1. in primo luogo, occorre una valutazione analitica degli elementi indiziari per scartare quelli intrinsecamente privi di rilevanza e conservare, invece, quelli che, presi singolarmente, presentino una positività parziale o almeno potenziale di efficacia probatoria;
  2. successivamente, occorre effettuare una valutazione complessiva di tutti gli elementi presuntivi isolati per accertare se essi siano concordanti e se la loro combinazione sia in grado di fornire una valida prova presuntiva, che magari non potrebbe dirsi raggiunta con certezza considerando atomisticamente uno o alcuni di essi.

Ne deriva che è censurabile in sede di legittimità la decisione in cui la Commissione tributaria si sia limitata a negare valore indiziario agli elementi acquisiti in giudizio senza accertare se essi, quand’anche singolarmente sforniti di valenza indiziaria, non fossero in grado di acquisirla ove valutati nella loro sintesi, nel senso che ognuno avrebbe potuto rafforzare e trarre vigore dall’altro in un rapporto di vicendevole completamento (in tal senso si segnalano due pronunce della Corte di Cassazione: l’ordinanza 12 aprile 2018, n. 9059 e la sentenza 16 maggio 2017, n. 12002).

Tali principi sono stati ora ribaditi dalla quinta sezione tributaria della Suprema Corte con l’ordinanza 27 marzo 2019, n. 14988 , depositata lo scorso 31 maggio.

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