L’estinzione del cessionario preclude la rivalsa Iva

Con la risposta all’istanza di interpello 26 novembre 2018, n. 84, l’Agenzia delle Entrate ha fornito importanti chiarimenti in merito alla rivalsa Iva da accertamento – di cui all’art. 60, comma 7, del D.P.R. n. 633/1972 – in caso di intervenuta estinzione del soggetto passivo.

È stato chiarito in particolare che in caso di mancato pagamento dell’Iva da parte dell’acquirente, ai fini del recupero del tributo versato all’Erario (ma non incassato) il fornitore può soltanto adire l’ordinaria giurisdizione civilistica.

Qualora il cessionario si sia estinto, tale possibilità è preclusa a decorrere dalla cancellazione dal Registro delle imprese, ai sensi dell’art. 2495 del codice civile.

Si ricorda che il richiamato art. 60, comma 7, del decreto Iva consente l’esercizio del diritto di rivalsa della maggiore imposta accertata a condizione che il fornitore abbia definitivamente corrisposto le somme dovute all’Erario.

Nel documento in commento, l’Agenzia delle Entrate ha inoltre sottolineato che la rivalsa a seguito di accertamento si differenzia da quella ordinaria per il suo carattere facoltativo, si colloca temporalmente in epoca successiva all’effettuazione dell’operazione e presuppone l’avvenuto versamento definitivo della maggiore Iva accertata da parte del fornitore.

Pertanto la rivalsa da accertamento assume un carattere di “specialità” rispetto alla rivalsa ordinaria.

La versione attualmente vigente della norma in esame risulta dalle modifiche apportate dall’art. 93, comma 1 , del D.L. 24 gennaio 2012, convertito con modifiche dalla Legge 24 marzo 2012, n. 27, al fine di chiudere la procedura di infrazione n. 2011/4081 avviata dalla Commissione europea nei confronti dell’Italia, in quanto la precedente formulazione della norma escludeva tout court la possibilità, per il soggetto passivo destinatario di un avviso di accertamento, di rivalersi dell’Iva accertata nei confronti di cessionari e committenti.

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