Non residenti, solo con il regime “Schumacker” detraibili le spese per carichi di famiglia

L’art. 24, comma 3, del Tuir indica quali sono le detrazioni che possono essere scomputate dall’imposta lorda dovuta dai soggetti non residenti. Tra queste non rientrano le detrazioni per carichi di famiglia, tra cui sono ricomprese quelle per figli a carico: lo ha confermato l’Agenzia delle Entrate con la Risposta all’istanza di interpello 9 luglio 2020, n. 207.

Quanto precede va letto congiuntamente con l’art. 24, comma 3-bis, del Tuir, introdotto – a decorrere dal periodo d’imposta 2014 – dall’art. 7 della Legge 30 ottobre 2014, n. 161 (“Legge europea 2013-bis”), e successivamente modificato dall’art. 1, comma 954, lettera c), della Legge 28 dicembre 2015, n. 208 (legge di Stabilità 2016). La norma – attuata con il D.M. 21 settembre 2015 – è conosciuta come regime dei “non residenti Schumacker”.

Si prevede, in deroga al primo comma del richiamato art. 24, che, nei confronti dei soggetti non residenti in Italia, l’imposta dovuta sia determinata sulla base degli articoli da 1 a 23 del Tuir e di conseguenza sia possibile beneficiare delle stesse detrazioni e deduzioni Irpef previste per i contribuenti italiani, se:

  1. il reddito prodotto dal soggetto in Italia è pari almeno al 75% del reddito dallo stesso complessivamente prodotto e il medesimo soggetto non gode di agevolazioni fiscali analoghe nello Stato di residenza;
  2. il soggetto ha la residenza in uno Stato con il quale è assicurato un adeguato scambio di informazioni.

Solo in quest’ultima ipotesi – ha precisato l’Agenzia delle Entrate – il contribuente potrà fruire di deduzioni e detrazioni analoghe a quelle spettanti ai contribuenti residenti in Italia, incluse le detrazioni per carichi di famiglia previste dall’art. 12 del Tuir.

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