Per gli atti destinati alla società nessun obbligo di notifica al rappresentante legale

La possibilità per l’Ufficio di notificare l’atto al legale rappresentante della società non è limitata dall’obbligo di notificare il medesimo atto unicamente nell’ambito del Comune ove la società ha il proprio domicilio fiscale.

Secondo un consolidato orientamento assunto dalla giurisprudenza di legittimità, infatti, la limitazione territoriale disposta dall’art. 60 del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600 (secondo cui la notificazione degli avvisi e degli altri atti tributari al contribuente dev’essere effettuata nel comune dove quest’ultimo ha il domicilio fiscale) non può essere fraintesa come garanzia del contribuente, ma a tutela dell’operatività dell’ufficio.

Quest’ultimo, quindi, qualora il legale rappresentante sia domiciliato altrove, non ha l’onere di ricercarlo ulteriormente rispetto al domicilio fiscale della società.

Essendo dunque tale disciplina posta a garanzia dell’Amministrazione finanziaria, quando venga seguita una procedura più garantista nei confronti del contribuente, quale è la notificazione al legale rappresentante della società, indicato negli atti, presso la sua residenza sita in un comune diverso dal domicilio fiscale dell’ente, cui comunque l’amministrazione abbia inteso indirizzare l’atto rinunciando alla limitazione territoriale delle ricerche, non ne consegue l’illegittimità del procedimento notificatorio (in tal senso si segnalano le pronunce della Corte di Cassazione nn. 26546/20161206/2011 e 18934/2015).

Tale principio è stato ora confermato dalla quinta sezione tributaria della Suprema Corte con la sentenza 4 aprile 2019, n. 11414, depositata lo scorso 30 aprile.

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