“Prima casa”, è perentorio l’obbligo di adibire la casa a propria abitazione principale

Secondo la consolidata giurisprudenza della Corte di Cassazione (pronunce n. 1196/2000 , n. 9149/2000 , n. 3608/2003 , n. 18300/2004 , n. 20066/2005 , n. 20376/2006 , n. 21718/2006 e n. 13491/2008 ), i benefici fiscali sono subordinati al raggiungimento dello scopo per il quale vengono concessi: in caso di vendita infraquinquennale di un immobile comprato con le agevolazioni “prima casa”, il mantenimento dell’agevolazione è accordato se il contribuente entro il successivo anno “proceda all’acquisto di altro immobile da adibire a propria abitazione principale”.

La dichiarazione di volontà, in tal senso espressa dell’acquirente, non è riferita ad una qualità astratta del bene, né costituisce una mera “dichiarazione di intenti”, ma comporta l’assunzione di un vero e proprio obbligo verso il fisco e cioè quello di adibire la casa acquistata a propria abitazione principale. Deve perciò affermarsi che il beneficio fiscale, concesso al momento della registrazione dell’atto, in base alla sola dichiarazione di volontà predetta, possa esser conservato solo se il contribuente realizzi l’intento dichiarato entro il termine triennale di decadenza fissato (dall’art. 76 del D.P.R. n. 131/1986) per l’esercizio del potere di accertamento dell’Ufficio (Cass., Sez. Unite, n. 1196/2000 ).

Ciò vale sia nel caso di vendita infraquinquennale seguita dall’acquisto di un’altra abitazione entro l’anno, sia nel caso disciplinato dal primo comma della nota II bis all’art.1 della Tariffa, parte prima, allegata al richiamato D.P.R. n. 131/1986, tenuto conto che l’agevolazione per l’acquisto della “prima casa” è comunque volta ad incentivare l’acquisto di un’unità immobiliare da destinare ad abitazione dell’acquirente.

Tali principi sono stati ora ribaditi dalla quinta sezione tributaria della Corte di Cassazione con l’ordinanza 21 settembre 2021, n. 27429, depositata lo scorso 8 ottobre.

Ordinanza 8 ottobre 2021, n. 27429

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