Rivalsa Iva, esclusa la nota di variazione se il credito rimane insoddisfatto all’esito di procedure esecutive

L’art. 60, ultimo comma, del D.P.R. n. 633/1972 consente l’esercizio del diritto di rivalsa della maggiore imposta accertata a condizione che il fornitore abbia definitivamente corrisposto le somme dovute all’Erario. La norma, quindi, mira a ripristinare la neutralità garantita dal meccanismo della rivalsa e dal diritto alla detrazione e, con essa, il normale funzionamento dell’Iva con riguardo alle sole ipotesi in cui tale maggiore imposta origini appunto da “avvisi di accertamento o rettifica”.

Al riguardo, con la Risposta all’istanza di interpello 19 gennaio 2021, n. 49, l’Agenzia delle Entrate ha precisato che non è possibile prevedere l’emissione di una nota di variazione in diminuzione dell’Iva, qualora successivamente all’esercizio della rivalsa ai sensi del richiamato art. 60, ultimo comma, del decreto Iva, il credito non sia stato soddisfatto all’esito di una procedura esecutiva rivelatasi infruttuosa.

Al riguardo si ricorda quanto segue:

  1. la rivalsa a seguito di accertamento si differenzia da quella ordinaria per il suo carattere facoltativo, si colloca temporalmente in epoca successiva all’effettuazione dell’operazione e presuppone l’avvenuto versamento definitivo della maggiore Iva accertata da parte del fornitore;
  2. pertanto la rivalsa da accertamento assume un carattere di “specialità” rispetto alla rivalsa ordinaria;
  3. per effetto dell’estinzione del cessionario/committente, il diritto di rivalsa, pur astrattamente riconosciuto, deve ritenersi non esercitabile (Risposta 20 dicembre 2019, n. 531);
  4. la versione attualmente vigente della norma in esame risulta dalle modifiche apportate dall’art. 93, comma 1, del D.L. 24 gennaio 2012, n. 1, convertito con modifiche dalla Legge 24 marzo 2012, n. 27.
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