Sull’obbligo di motivazione della sentenza la Cassazione conferma il proprio orientamento

In materia di valutazione delle prove e in particolare di quelle documentali, la Commissione tributaria è tenuta a dare conto, in modo comprensibile e coerente rispetto alle evidenze processuali, del percorso logico compiuto al fine di accogliere o rigettare la domanda proposta, dovendosi ritenere viziata per apparenza la motivazione meramente assertiva o riferita solo complessivamente alle produzioni in atti: lo ha affermato la quinta sezione tributaria della Corte di Cassazione con l’ordinanza 11 febbraio 2020, n. 15183, depositata lo scorso 16 luglio (in tal senso si richiama anche Cass. 30 maggio 2019, n. 14762).

Inoltre, con l’ordinanza 14 maggio 2020, n. 8916, i giudici di legittimità avevano affermato che non soddisfa l’obbligo motivazionale la pronuncia che rigetti l’appello del contribuente nei seguenti termini: “Tutta la difesa del contribuente è incentrata a banalizzare l’attività dell’Ufficio ma non riesce a contestare quanto da essa affermato con documenti e con la ricostruzione dei fatti”. Nella fattispecie, quindi, per la Suprema Corte “E ovvio che, così assertivamente argomentando, la Commissione Tributaria Regionale non ebbe ad adempiere all’onere di motivazione della decisione, (…)”, imposto dalla normativa.

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