Dogane, mancanza del contraddittorio “sanata” dalla possibilità di chiedere la sospensione dell’accertamento

I diritti di difesa del destinatario di un avviso di rettifica adottato dall’autorità doganale in mancanza di una previa audizione dell’interessato non sono violati se la normativa nazionale che consente all’interessato di contestare tale atto nell’ambito di un ricorso amministrativo prevede la possibilità di chiedere la sospensione dell’esecuzione di tale atto fino alla sua eventuale riforma: lo ha affermato la quinta sezione tributaria della Corte di Cassazione con l’ordinanza 12 marzo 2019, n. 26365, depositata lo scorso 17 ottobre. Nell’occasione, i giudici di legittimità hanno inoltre ribadito i seguenti principi:

  1. il rispetto del principio del contraddittorio nella fase amministrativa “costituisce, in ogni caso, un principio fondamentale del diritto dell’Unione”, per cui ogni qualvolta l’Amministrazione intenda adottare nei confronti di un soggetto un atto a esso lesivo, i destinatari di decisioni che incidono sensibilmente sui loro interessi devono essere messi in condizione di manifestare utilmente il loro punto di vista in merito agli elementi sui quali il Fisco fonda i propri rilievi “quand’anche la normativa nazionale applicabile non preveda espressamente siffatta formalità” (Corte di Giustizia Ue 3 luglio 2014, Kamino; Corte di Cassazione 23 maggio 2018, n. 12832);
  2. tuttavia, tale principio generale può incontrare restrizioni in relazione al perseguimento di obiettivi di interesse generale e sempreché le stesse non costituiscano, rispetto allo scopo perseguito, un intervento sproporzionato “tale da ledere – affermano gli Ermellini – la sostanza stessa dei diritti così garantiti” (Corte di Giustizia Ue 9 novembre 2017, Ispas);
  3. in ogni caso, in materia di tributi armonizzati, la violazione dell’obbligo generale di contraddittorio endoprocedimentale comporta l’invalidità dell’atto solo nel caso in cui il contribuente assolva all’onere di enunciare in concreto le ragioni che avrebbe potuto far valere (Cass., Sezioni Unite, 9 dicembre 2015, n. 24823).
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