Effetti dell’indicazione nella dichiarazione di esportazione del numero EORI dello spedizioniere o del vettore

L’indicazione, nel campo 2 della dichiarazione doganale di esportazione, del numero EORI dello spedizioniere o del vettore che abbiano accettato di assumere il ruolo rilevante ai fini doganali di esportatore non ha – per questi ultimi – implicazioni di natura fiscale: lo ha precisato l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli con la Nota 22 novembre 2019, n. 181512.

Il documento, in particolare, interviene sulla definizione di esportatore di cui all’art. 1, punto 19, del Regolamento delegato (UE) 28 luglio 2015, n. 2015/2446, ad integrazione di quanto già chiarito con la Circolare 19 aprile 2016, n. 8/D (Sezione G par. 5.2) e con le Note 7 luglio 2016, prot.70662 RU e 15 ottobre 2018, prot. 112029 RU. Il richiamato art. 1, punto 19, del Regolamento delegato (UE) 28 luglio 2015, n. 2015/2446, è stato modificato dall’art. 1 del Regolamento delegato (UE) 6 maggio 2018, n. 2018/1063, al fine di consentire agli operatori economici una maggiore flessibilità nella scelta del soggetto esportatore, superando le difficoltà di ordine applicativo alle quali aveva dato luogo la disposizione originaria; ora, infatti, al soggetto è chiesto unicamente di essere stabilito nel territorio doganale dell’Unione europea e di avere la facoltà di decidere che le merci debbano uscire da tale territorio.

Nel caso in cui l’operatore economico non sia stabilito nell’Unione europea e non sia stato individuato un altro soggetto che soddisfi i requisiti previsti dal citato art. 1, punto 19, lettera b)-i), per poter vincolare le merci al regime di esportazione dev’essere applicata la norma di carattere residuale che, alla lettera b)-ii), individua quale esportatore qualsiasi persona stabilita nella Ue che è parte del contratto in virtù del quale le merci devono uscire da tale territorio.

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