Utilizzabile in compensazione il credito d’imposta derivante dalla mancata edificazione dell’area rivalutata

Il credito d’imposta previsto dall’art. 3, comma 3, del D.M. 19 aprile 2002, n. 86, per il caso di mancata utilizzazione a scopi edificatori dell’area entro il quinquennio successivo alla rivalutazione, può essere utilizzato in compensazione (secondo le regole ordinarie), previo ripristino del valore fiscale delle aree a quello precedente alla rivalutazione: lo ha precisato l’Agenzia delle Entrate con la risposta all’istanza di interpello 6 febbraio 2019, n. 24.

Al riguardo si consideri quanto segue:

  1. ai sensi dell’art. 1, comma 473, della Legge 23 dicembre 2005, n. 266 (Finanziaria 2006), le disposizioni in materia di rivalutazione dei beni d’impresa previste agli articoli da 10 a 15 della Legge 21 novembre 2000, n. 342, si applicano anche alle aree fabbricabili non ancora edificate, o risultanti tali a seguito della demolizione degli edifici esistenti, incluse quelle alla cui produzione o al cui scambio è diretta l’attività d’impresa;
  2. per effetto del successivo comma 474, la disciplina sopra descritta si applica a condizione che l’utilizzazione edificatoria dell’area avvenga entro i cinque anni successivi all’effettuazione della rivalutazione. Tale termine è stato poi portato a 10 anni dall’art. 29, comma 8-ter , del D.L. 29 dicembre 2011, n. 216, convertito con modifiche dalla Legge 24 febbraio 2012, n. 14;
  3. la rivalutazione è subordinata al versamento di un’imposta sostitutiva pari al 19 per cento;
  4. con la Circolare 13 giugno 2006, n. 18/E, l’Agenzia delle Entrate chiarì che in caso di mancata utilizzazione a scopi edificatori dell’area entro i cinque (ora dieci) anni successivi alla rivalutazione, si decade dal beneficio della rivalutazione, e si applica l’art. 3, comma 3, del richiamato D.M. n. 86/2002, il quale prevede “l’irrilevanza del maggior valore iscritto, il riconoscimento del credito per l’imposta sostitutiva pagata e la liberazione del saldo attivo”;
  5. il credito d’imposta in esame è riconosciuto in misura pari all’imposta sostitutiva versata.
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