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Patent Box, l’opzione OD può coesistere con la procedura ordinaria PB

Nell’ambito della disciplina dettata per il Patent Box, la procedura di autoliquidazione disciplinata dall’art. 4 del decreto “Crescita” (D.L. 30 aprile 2019, n. 34, convertito con modifiche dalla Legge 28 giugno 2019, n. 58) – cosiddetta “opzione OD” – può coesistere con la procedura ordinaria PB, purché esse si riferiscano a diverse opzioni (cioè a diversi beni immateriali tra loro non complementari). Il contribuente, pertanto, può scegliere il regime di determinazione del reddito agevolabile per ciascun bene immateriale o gruppo di beni immateriali legati da vincolo di complementarietà: lo ha precisato l’Agenzia delle Entrate con la Risposta all’istanza di interpello 5 marzo 2021, n. 153.

Al riguardo si ricorda quanto segue:

  1. ai sensi del richiamato art. 4 del D.L. 34/2019, a decorrere dal periodo d’imposta in corso alla data del 1° maggio 2019, i soggetti titolari di reddito d’impresa che optano per il Patent Box possono scegliere – in alternativa alla procedura delineata dall’art. 31-ter del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600 – di determinare e dichiarare il reddito agevolabile, indicando le informazioni necessarie attraverso idonea documentazione;
  2. attraverso il Provvedimento direttoriale 30 luglio 2019, n. 658445/2019, l’Agenzia delle Entrate ha emanato le norme attuative del citato art. 4; in particolare, è prevista la possibilità, per coloro che abbiano una procedura di Patent Box in corso, riferibile ad esercizi antecedenti a quello di entrata in vigore del medesimo decreto, di fruire del regime di autoliquidazione di cui al menzionato art. 4 anche per tali periodi, purché non sia stato concluso il relativo accordo;
  3. per poter accedere all’autoliquidazione per periodi di imposta antecedenti alla data di entrata in vigore del D.L. 34/2019, è richiesta la sussistenza di una procedura di Patent Box pendente.

Pmi, da domani 9 marzo al via il bando sui voucher per l’internazionalizzazione delle imprese

Partirà domani, 9 marzo 2021, il nuovo bando “Voucher TEM digitali” per l’acquisizione da parte delle piccole imprese di consulenze per l’internazionalizzazione prestate da manager con specializzazione digitale (Temporary Export Manager).

Il bando, con uno stanziamento di 50 milioni di euro, fa parte del programma lanciato dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale in favore delle piccole imprese italiane e gestito da Invitalia. Il bando:

  1. è destinato alle piccole imprese del settore manifatturiero, con meno di 50 addetti, che necessitano di assistenza professionale per avviare o accrescere la loro proiezione sui mercati esteri. Sono ammesse anche le reti tra micro e piccole imprese;
  2. prevede un voucher pari a 20.000 euro per impresa che passa a 30.000 euro se vengono raggiunti gli obiettivi previsti di crescita di fatturato export e di quota delle esportazioni sul fatturato totale;
  3. per l’utilizzo del voucher le imprese dovranno stipulare con i Temporary Export Manager, o le società di TEM, iscritti nell’apposito elenco del Ministero, contratti di consulenza per l’internazionalizzazione della durata minima di un anno.

Le modalità per la presentazione delle domande da parte delle imprese interessate a richiedere il voucher saranno pubblicate nei prossimi giorni tramite l’apposita piattaforma web che sarà resa disponibile sul sito www.invitalia.it. Sul medesimo sito sono inoltre disponibili le informazioni per i professionisti intenzionati a iscriversi nell’elenco dei Temporary Export Manager con competenze digitali istituito dal Ministero degli Affari Esteri. Requisiti richiesti sono:

  1. aver maturato una significativa esperienza nell’organizzazione della rete di distribuzione di prodotti in nuovi mercati esteri;
  2. aver fornito assistenza alle imprese nella partecipazione a fiere internazionali in modalità virtuale;
  3. essersi occupati di strumenti di logistica integrata, di e-commerce, di accordi e sviluppo di rapporti con operatori stranieri;
  4. essere in possesso di almeno due certificazioni sull’utilizzo di strumenti digitali di marketing tra le più accreditate.

Soggetta ad Iva la costituzione del diritto di superficie

Il diritto di superficie è disciplinato dall’art. 952 del codice civile, ai sensi del quale il proprietario può costituire il diritto di fare e mantenere al di sopra del suolo una costruzione a favore di altri, che ne acquista la proprietà.

Ai fini Iva, la costituzione del diritto di superficie e della proprietà superficiaria rappresenta una cessione di beni, imponibile ai sensi dell’art. 2, comma 1, del D.P.R. 633/72, secondo cui “costituiscono cessioni di beni gli atti a titolo oneroso che importano trasferimento della proprietà ovvero costituzione o trasferimento di diritti reali di godimento su beni di ogni genere”: lo ha precisato l’Agenzia delle Entrate con la Risposta all’istanza di interpello 5 marzo 2021, n. 152.

Si ricorda che, in merito alla disciplina tributaria – sotto il profilo della tassazione diretta – relativa alla cessione del diritto di superficie e della proprietà superficiaria su un bene immobile, erano stati forniti chiarimenti anche con la Risposta 3 luglio 2020, n. 220.

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