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Prestazioni mediche e paramediche esenti da Iva

In materia di Iva, le prestazioni per cure mediche e paramediche rese alla persona nell’esercizio delle professioni ed arti sanitarie in virtù dell’art. 10, n. 18), del D.P.R. 633/72, sono esenti solo se effettuate da soggetti abilitati al rispettivo esercizio, trattandosi di requisito espressamente contemplato dalla norma, in mancanza del quale la prestazione non assume, sul piano normativo, carattere sanitario: lo ha precisato la quinta sezione tributaria della Corte di Cassazione con l’ordinanza 17 dicembre 2020, n. 15410, depositata lo scorso 3 giugno (in tal senso si segnalano anche Cass. 1° aprile 2003, n. 4987, 28 settembre 2005, n. 19007, e 22 ottobre 2010, n. 21703).

Per i giudici di legittimità, inoltre, si deve escludere che la norma citata sia in contrasto con la Direttiva CE n. 388/1977, in quanto la normativa comunitaria in tema di neutralità dell’Iva e l’interpretazione fornita in materia dalla Corte di Giustizia Ue non impongono di riconoscere l’esenzione da Iva per le prestazioni che, secondo la legge nazionale, possono essere effettuate soltanto da soggetti titolari di determinati requisiti di idoneità professionale.

Si ricorda inoltre che l’art. 10, comma 1, numero 27-ter), del D.P.R. 633/72 prevede l’esenzione dal tributo qualora si verifichino congiuntamente le seguenti condizioni:

  1. dal punto di vista oggettivo, devono essere rese prestazioni socio-sanitarie, di assistenza domiciliare o ambulatoriale in comunità e simili;
  2. tali prestazioni devono essere effettuate nei confronti dei soggetti tassativamente indicati nella norma, ossia anziani e inabili adulti, tossicodipendenti e malati di Aids, handicappati psicofisici, minori anche coinvolti in situazioni di disadattamento e di devianza, persone migranti, senza fissa dimora, richiedenti asilo, persone detenute, donne vittime di tratta a scopo sessuale e lavorativo (in tale tassativo elenco dei beneficiari non sono comprese le “donne vittime di violenza”);
  3. le medesime prestazioni devono essere rese da determinati soggetti quali organismi di diritto pubblico, istituzioni sanitarie riconosciute che erogano assistenza pubblica, enti aventi finalità di assistenza sociale o enti del Terzo settore non aventi natura commerciale.

A tali rette, peraltro, può applicarsi il regime di esenzione Iva previsto dall’art. 10, comma 1, numero 21), del D.P.R. 633/72, qualora il Comune effettui nella casa rifugio nei confronti delle donne ospitate una prestazione complessa e globale del servizio di accoglienza, fornendo l’alloggio a favore dei soggetti bisognosi di protezione sociale nonché, eventualmente, altri servizi accessori e di supporto (quali vitto, prestazioni mediche, ecc.). Se invece il Comune non fornisce una prestazione globale di servizi, le rette devono essere assoggettate ad Iva in base al regime proprio delle relative prestazioni (Risposta 16 febbraio 2021, n. 112).

 

Corte Cassazione

Prestazioni cooperativa sociale nella RSA

Con la Risposta all’istanza di interpello 10 giugno 2021, n. 400 , l’Agenzia delle Entrate ha fornito chiarimenti in merito alla disciplina Iva delle prestazioni – consistenti nella gestione globale – rese da una cooperativa sociale nell’ambito di una struttura residenziale ed assistenziale (RSA e centro diurno) di proprietà del Comune. Tali prestazioni vengono fatturate al Comune che è il soggetto committente in virtù di un contratto di concessione stipulato tra la cooperativa Sociale e lo stesso ente locale.

In particolare, è stato precisato che dette prestazioni devono essere assoggettate ad Iva con l’aliquota del 5 per cento, ai sensi della parte II-bis della Tabella A allegata al D.P.R. 633/72, introdotta – con effetto dal 1° gennaio 2016 – dall’art. 1, comma 960, lettera c), della Legge 28 dicembre 2015, n. 208 (legge di Stabilità 2016). Si tratta infatti di attività assimilabili a quelle rese in una casa di riposo (Risoluzione 25 novembre 2005, n. 164/E).

Al riguardo si precisa inoltre che, fatta eccezione per il caso in cui l’attività sia fornita da una cooperativa sociale (ipotesi che rende applicabile la norma sopra richiamata, con l’aliquota Iva del 5 per cento):

  1. ai sensi dell’art. 10, comma 1, numero 21), del D.P.R. 633/72, sono esenti da Iva, tra l’altro, “le prestazioni proprie dei brefotrofi, orfanotrofi, asili, case di riposo e simili, (…) comprese le somministrazioni di vitto, indumenti e medicinali, le prestazioni curative e le altre prestazioni accessorie”;
  2. l’Agenzia delle Entrate ha più volte precisato che l’elenco di cui sopra non è tassativo in quanto vi potrebbero rientrare anche strutture diverse nelle quali vengono effettuati servizi aventi le medesime caratteristiche delle prestazioni “proprie” delle case di riposo (in tal senso si richiamano le Risoluzioni n. 188/E/2002 e n. 164/E/2005);
  3. la Corte di Cassazione ha affermato che “ciò che deve qualificare la prestazione propria di una casa di riposo è l’alloggio fornito a persone anziane. La somministrazione di indumenti, medicinali e dello stesso vitto, nonché le prestazioni curative e le altre prestazioni agli ospiti della casa, vengono definite prestazioni meramente ‘accessorie’ rispetto a quella, evidentemente ritenuta essenziale, dell’alloggio. Ai fini dell’esenzione I.V.A., per quanto concerne in particolare le case di riposo, occorre quindi far riferimento da un lato al contenuto della prestazione, che va ricercato nell’alloggio e solo eventualmente in altre attività di assistenza, e dall’altro, nei destinatari delle prestazioni medesime che devono essere solo persone meritevoli di particolare protezione e tutela quali sono gli anziani” (sentenza 3 settembre 2001, n. 11353).

Risposta all’interpello n. 400 del 10 giugno 2021

Contributi artigiani e commercianti differimento 1 rata

Facendo seguito al Messaggio n. 1911 del 13 maggio 2021 , con cui è stato disposto in via amministrativa il differimento al 20 agosto 2021 del termine di pagamento della rata dei contributi oggetto di tariffazione 2021 avente scadenza originaria il 17 maggio 2021, l’Inps ha pubblicato la Circolare n. 85 del 10 giugno 2021 , avente ad oggetto il differimento dei termini dei versamenti contributivi dei soggetti iscritti alle gestioni autonome speciali degli artigiani e degli esercenti attività commerciali.

L’Istituto previdenziale ha ricordato che l’art. 47 del decreto “Sostegni-bis” (D.L. 25 maggio 2021, n. 73) ha previsto che il versamento delle somme richieste con l’emissione 2021 dei contributi previdenziali dovuti dai soggetti di cui all’art. 1 della legge 2 agosto 1990, n. 233, con scadenza il 17 maggio 2021, può essere effettuato entro il 20 agosto 2021, senza alcuna maggiorazione.

Pertanto, alla luce del citato disposto normativo, sui versamenti suddetti effettuati entro la data del 20 agosto 2021 non verranno applicate sanzioni civili o interessi.

Circolare_numero_85_del_10-06-2021

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