Dichiarazione fraudolenta mediante fatture false: non rileva l’ammontare di imposta evaso

La sussistenza del reato di dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti (di cui all’art. 2 del D.Lgs. 10 marzo 2000, n. 74) non richiede il superamento di alcuna soglia di punibilità e pertanto si applica qualunque sia l’ammontare di imposta evaso: tale principio è stato ribadito nella relazione sulle novità introdotte in ambito penal-tributario dal decreto fiscale di accompagnamento alla Manovra di fine anno (D.L. 26 ottobre 2019, n. 124, convertito con modifiche dalla Legge 19 dicembre 2019, n. 157), predisposto dall’Ufficio del Massimario e del Ruolo della Corte di Cassazione.

Il documento sottolinea inoltre che ai fini del citato illecito penale:

  1. non assume alcun rilievo la distinzione tra l’inesistenza soggettiva ed oggettiva della fattura (in tal senso si conferma l’orientamento assunto da Cass. 18 ottobre 2018, n. 4236, e 27 aprile 2012, n. 27392);
  2. occorre il dolo specifico, rappresentato dal perseguimento della finalità evasiva, che deve aggiungersi alla volontà di realizzare l’evento tipico (vale a dire la presentazione della dichiarazione);
  3. le fatture o gli altri documenti devono essere registrati nelle scritture contabili obbligatorie oppure detenuti a fine di prova nei confronti dell’Amministrazione fiscale.

Il decreto in commento ha inserito una norma che prevede la riduzione della pena quando l’ammontare degli elementi passivi indicati è inferiore a 100mila euro; al riguardo, la Relazione chiarisce che “pare preferibile ritenere che la norma in esame abbia introdotto una circostanza attenuante”.

Si tenga presente infine che è prevista l’applicazione della confisca “in casi particolari” di cui all’art. 240-bis del codice penale: di conseguenza si renderà possibile il ricorso al sequestro cautelare prodromico alla confisca stessa, ma soltanto qualora l’ammontare degli elementi passivi fittizi risulti superiore a 200mila euro.

logo