Patto di famiglia: nuovo focus sulla fiscalità diretta e indiretta
La Fondazione dei Commercialisti ha pubblicato ieri, 27 luglio 2026, un nuovo documento dal titolo “Il patto di famiglia a vent’anni dalla riforma” facendo il punto sull’evoluzione normativa e l’elaborazione giurisprudenziale intervenute sull’istituto introdotto dalla Legge 14 febbraio 2006, n. 55.
Come noto, ‘istituto risponde a una precisa sollecitazione comunitaria volta a garantire la sopravvivenza delle piccole e medie imprese attraverso.
Sul versante delle imposte dirette, il documento conferma l’orientamento consolidato che riconosce la neutralità fiscale dell’operazione ai sensi dell’art. 58 del TUIR. Permangono tuttavia profili di incertezza in ordine al trattamento dei conguagli corrisposti ai legittimari non assegnatari, in particolare circa la loro deducibilità in capo al beneficiario dell’azienda o delle partecipazioni. Analogamente, merita attenzione la gestione delle plusvalenze in caso di successiva cessione dei beni ricevuti, con implicazioni rilevanti in termini di determinazione del costo fiscalmente riconosciuto.
La principale evoluzione riguarda però l’imposizione indiretta. La giurisprudenza di legittimità, seguita dalla prassi amministrativa, ha qualificato la liquidazione dei legittimari non assegnatari come liberalità indiretta del disponente e non più come attribuzione autonoma dell’assegnatario. Tale impostazione consente, in linea generale, l’applicazione delle aliquote e delle franchigie previste per i trasferimenti tra genitori e figli, superando il precedente orientamento più oneroso applicabile ai rapporti tra collaterali.
In tema di agevolazioni, viene riesaminata l’esenzione di cui all’art. 3, comma 4-ter, del D.Lgs. n. 346/1990, anche alla luce delle più recenti aperture su operazioni straordinarie quali scissioni e conferimenti in holding.
Infine, si ribadisce l’inderogabilità della forma solenne (atto pubblico) non solo per il Patto di famiglia, ma anche per l’intero programma negoziale collegato, evidenziando i rischi della nullità sotto il profilo civilistico e le conseguenze da essa derivanti ai fini fiscali. Il Patto di famiglia si conferma così uno strumento privilegiato per il passaggio generazionale, purché supportato da adeguata perizia tecnica.



