Rottamazione-quater agli sgoccioli: cosa cambia per i contribuenti
Scadenza dell’8 giugno: cosa succede – Il termine “pratico” per mettersi in regola con la rata di maggio della rottamazione quater scadeva l’8 giugno 2026, grazie ai 5 giorni di tolleranza previsti dalla legge rispetto alla scadenza del 31 maggio, slittata ulteriormente per effetto dei giorni festivi. La rata in pagamento è, per la generalità dei contribuenti, la dodicesima del piano (undicesima per chi rientra nei casi particolari delle aree alluvionate), e riguarda sia i contribuenti in regola con i versamenti sia i riammessi alla definizione agevolata.
Il mancato versamento, il pagamento tardivo o in misura inferiore all’importo dovuto comporta la decadenza dal beneficio, con perdita di tutti gli sconti su sanzioni e interessi. In questo caso quanto già versato verrà comunque considerato a titolo di acconto sul debito residuo, che tornerà esigibile nelle forme ordinarie da parte dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione.
Le proposte della Lega sulla rottamazione quater – Sul piano politico, la giornata di scadenza coincide con un nuovo tentativo della Lega di riaprire il perimetro della rottamazione quater nell’ambito del Decreto accise Ter in esame al Senato. Il partito di Matteo Salvini ha presentato un pacchetto di emendamenti in Commissione Finanze che punta, da un lato, a recuperare i contribuenti decaduti e, dall’altro, ad allentare alcune rigidità dei piani in essere. Fra le richieste di maggior rilievo figura la possibilità di riammissione alla rottamazione quater per chi è decaduto al 31 dicembre 2025, tramite nuova domanda da presentare entro il 31 luglio 2026. È inoltre previsto un emendamento ad hoc per consentire a chi non ha versato le rate di novembre e febbraio della quater di rientrare nel beneficio corrispondendo il dovuto in un’unica soluzione entro il 31 luglio 2026.
Verso una rottamazione quinquies “allargata”? – Il secondo asse dell’iniziativa leghista riguarda la rottamazione quinquies, la nuova definizione agevolata introdotta con la Legge di Bilancio 2026 ma sinora caratterizzata da un perimetro molto rigoroso. In prima battuta, la disciplina ha escluso sia i contribuenti perfettamente in regola con i piani quater sia molte posizioni derivanti da accertamento, oltre a fissare un’ampia durata (fino a 9 anni) ma su una platea selezionata di carichi.
Gli emendamenti al Decreto accise Ter puntano a un ampliamento sostanziale: si chiede che la quinquies venga estesa anche agli accertamenti, superando il vincolo attuale che privilegia i debiti emergenti da controlli su dichiarazioni regolarmente presentate e da contributi non versati diversi da quelli accertati. In prospettiva, si tratterebbe di un cambio di passo significativo nella logica della “pace fiscale”, riaprendo il tema del trattamento di chi è già stato oggetto di attività accertativa e sanzionatoria.
Rateizzazione decennale e stop ai pignoramenti – Un altro fronte degli emendamenti riguarda i contribuenti rimasti “a metà del guado”, ossia decaduti dalla rottamazione quater ma impossibilitati, allo stato, ad aderire alla quinquies. Per questi soggetti la proposta della Lega è di consentire una nuova rateizzazione ordinaria fino a 10 anni (120 rate mensili), in modo da evitare un brusco ritorno all’esigibilità immediata dei ruoli con conseguente pressione finanziaria sui debitori.
Si affianca inoltre una norma di garanzia patrimoniale: per i contribuenti in regola con i piani di pagamento della quater o della quinquies, verrebbe esclusa la possibilità di pignoramento del conto corrente. L’idea è quella di premiare la continuità nei versamenti, introducendo una tutela minima sugli strumenti bancari essenziali per la gestione della vita quotidiana e dell’attività economica.
Il precedente del Decreto fiscale 2026 – Non è la prima volta che la maggioranza tenta di ampliare l’orizzonte delle definizioni agevolate e, in particolare, di riaprire la rottamazione quater. Nel corso dell’iter del Decreto fiscale (D.L. n. 38/2026), un precedente tentativo di inserire una riapertura della quater è stato accantonato, mentre ha trovato spazio l’estensione della rottamazione quinquies ai carichi degli enti territoriali, comprese le sanzioni amministrative come le multe stradali.
Proprio il Decreto fiscale ha segnato un passaggio importante: l’art. 10-quinquies ha consentito a Regioni e Comuni di adottare, tramite apposita delibera, la definizione agevolata per i propri crediti affidati all’Agenzia delle Entrate-Riscossione nel periodo 2000-2023, incluse imposte locali come IMU, TARI, imposta di soggiorno, tributi pubblicitari e canoni patrimoniali. È dunque su questo terreno, già parzialmente “piallato” dal legislatore, che ora si innesta la nuova offensiva leghista.
I tempi parlamentari: una settimana decisiva – Sul piano procedurale, la Commissione Finanze del Senato punta a chiudere il voto sugli emendamenti al Decreto accise Ter entro martedì, per consentire l’approdo del provvedimento in Aula il giorno successivo. Successivamente il testo passerà alla Camera per la seconda lettura, dove dovrà essere convertito in Legge entro la fine del mese, lasciando quindi un margine temporale relativamente stretto per eventuali limature o ulteriori modifiche.
In questo contesto, il pacchetto di emendamenti sulla rottamazione quater e quinquies si gioca nelle prossime ore la propria sopravvivenza politica, tra esigenze di gettito, vincoli di finanza pubblica e richieste di sollievo fiscale provenienti sia dalle categorie produttive sia dalle famiglie indebitate. Per i contribuenti e per i professionisti sarà quindi cruciale monitorare non solo la scadenza odierna dell’8 giugno, ma anche l’esito dell’iter parlamentare, da cui dipenderà l’eventuale riapertura di spiragli per chi rischia oggi la decadenza.



